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CAOS - Centro Arti Opificio Siri

Museo Archeologico

Via Campofregoso, 116
05100 - Terni
Tel. 0744.221801
e-mail:
archeologico@kairos.tr.it

Orari:
dal martedì al venerdì 10.00 - 13.00 / 16.00 - 20.00;
sabato 10.00 - 24.00;
domenica 10.00 - 20.00;
lunedì chiuso.

Modalità di visita
Il biglietto è valido anche per l’ingresso al Museo d'Arte Moderna e Contemporanea "Aurelio de Felice", all'Anfiteatro Romano (su prenotazione)  e alla Mostra di Paleontologia (attualmente chiusa per ristrutturazione). Inoltre, con l'acquisto del biglietto integrato, è possibile visitare anche il sito archeologico di Carsulae.

Biglietti
Intero € 5,00
Ridotto € 3,50
Ragazzi fino a 25 anni, adulti sopra i 65 anni, insegnanti gruppi di almeno 15 persone paganti, docenti a tempo indeterminato, studenti di facoltà universitarie a indirizzo storico-artistico.
Gratuito
Residenti nel Comune di Terni, disabili, accompagnatori disabili, guide turistiche, accompagnatori di gruppi, docenti accompagnatori, bambini sotto i 6 anni.
Integrato: € 7,00
 
Visite guidate su richiesta e a pagamento.

I partner dei servizi museali:
Kairos in ATI con Civita Servizi, Indisciplinarte, Silvana Editoriale.

Sezione Preromana
Nella prima sala sono esposti reperti risalenti all’età del bronzo finale (X sec. a.C.), e provenienti dalla zona delle Marmore, all’interno di grotte dove si svolgevano culti legati alla tessitura, come testimoniano i pesi da telaio o le fibule ad arco semplice.
 
Nella seconda e terza sala si trovano i materiali della grande necropoli delle Acciaierie, scoperta alla fine del XIX secolo durante i lavori di realizzazione degli stabilimenti.
I numerosi corredi funerari consentono di scoprire la vita dei Naharci dall’età del bronzo finale (X sec. a.C.) fino alla prima età del ferro (VIII sec. a.C.); si può notare, infatti, come dai semplici corredi delle tombe ad incinerazione si passa a quelli più ricchi delle tombe a circolo. Le prime sepolture sono caratterizzate dalla semplice deposizione delle ceneri del defunto nel pozzetto oppure raccolte in un’urna d’impasto a corpo ovoidale con collo troncoconico, mono o biansata, talvolta con scodella d’impasto per coperchio.
I materiali delle tombe a circolo testimoniano non solo la prevalenza della pratica inumatoria ma anche la monumentalizzazione delle sepolture come conseguenza del mutato ordine sociale all’interno della popolazione nel VIII secolo a.C.
Le tombe femminili presentano una maggiore quantità di oggetti ornamentali, fibule ad arco lavorato con staffa a disco decorato, anelli, spirali, collane, bracciali insieme ad una varietà di manufatti ceramici, rocchetti d’impasto, pesi da telaio e fusaiole; quelle maschili armi in bronzo come spade, lance, giavellotti e rasoi quadrati e semicircolari.

La quarta e la quinta sala ospitano due tombe ricostruite entro teche di vetro in scala 1:1 che sottolineano l’inizio della fase orientalizzante del VII secolo a.C. con le necropoli dell’ex Poligrafico Alterocca e di San Pietro in Campo, la prima emersa tra il 1996 e 1999 con il ritrovamento di 31 tombe e la seconda tra il 1907 e 1912 con il rinvenimento di 60 tombe (sesta sala).

Le due necropoli, databili tra i primi decenni del VII secolo e gli inizi del VI a.C., presentano sepolture tutte ad inumazione in fosse rettangolari con il corpo del defunto deposto supino e la testa ad est con le braccia lungo i fianchi. Il corredo fittile è collocato ai piedi del morto o in un loculo scavato nel lato lungo della tomba.
Le sepolture maschili sono individuabili per la presenza di armi di ferro, punte di lancia o giavellotto, corte spade con elsa a stami, mentre quelle femminile per le fusaiole e rocchetti d’impasto di varie tipologie oltre che una serie di oggetti ornamentali in bronzo, avorio ed ambra: fibule ad arco rivestito con elementi in osso oppure fogliato, placche e affibbiagli di cinturone in bronzo.

Frequente è la presenza di un bacile in bronzo situato ai piedi del morto. Il corredo vascolare è composto da olle di grandi dimensioni, d’impasto nero o rossiccio, qualche volta decorate con costolature o incisioni, brocche, kantharoi, coppe, calici, attingitoi, oinochoi, ollette, esemplari in bucchero o di argilla figulina.

Molto singolari sono i vasi che presentano una decorazione incisa o excisa, mentre in alcuni casi vi sono anse o prese di coperchi con decorazione zoomorfa. Si nota, inoltre una notevole quantità di oggetti di provenienti dall’Etruria, dalla Sabina Tiberina, dall’area falisco-capenate, dalla Fenicia e dall’Egitto come i pendagli in avorio. Da segnalare nella quarta sala la tomba femminile con la testa entro una gabbia di ferro che doveva essere ricoperta da tessuto come hanno suggerito le tracce di tessuto, rinvenute durante il restauro dell’oggetto.

Nella settima sala sono esposti reperti provenienti da abitati di età orientalizzante: uno in pieno centro storico a Terni nel quartiere Clai e l’altro in località Maratta Bassa.
In quest’ultima area, dove ancora il cantiere di scavo è aperto, sono stati riportati alla luce buche di palo corrispondenti ad una struttura abitativa, fosse rettangolari ed un piccolo forno.
I materiali recuperati consistono soprattutto in doli, olle, mortai d’impasto rossiccio o chiaro, manufatti di bucchero nero o di argilla figulina, pesi da telaio e fusaiole, manufatti bronzei ed un’ansa bronzea proveniente dalla zona di Chiusi.

Molto significativa è la presenza di laterizi come un kalypter che sottolinea come tali strutture abitative fossero ricoperte con tali materiali.
A termine della sezione preromana l’ottava sala conserva materiali recuperati nella zona di Monte Torre Maggiore, un luogo di culto frequentato dal VI secolo a.C. fino al II-III d.C. Gli scavi hanno messo in luce due templi con cella e pronao, entrambi circondati da sostruzioni in opera quadrata ma di epoche diverse; il primo databile al III a.C., mentre l’altro alla tarda età repubblicana. I materiali di scavo sono bronzetti schematici a figura umana, ex voto raffiguranti animali, monete e statue con piedistallo.

Sezione Romana
L’allestimento di questa sezione perde il criterio cronologico della precedente, per concentrarsi su quello tematico, prendendo in esame di volta in volta un aspetto della vita quotidiana di Interamna Nahars dalla conquista romana del III secolo a.C. fino all’epoca cristiana. Molti dei reperti di questa sezione, provengono dalla raccolta che Ettore Sconocchia provvide a raccogliere alla fine del XIX nei grandi ambienti al pianterreno del Palazzo Comunale (oggi Biblioteca); in seguito Luigi Lanzi trasferì tali materiali nel chiostro del Convento di San Francesco dove rimasero fino al trasferimento a Palazzo Carrara nel secondo dopoguerra.
La sezione romana (sala nona e decima) si apre con l’epigrafe monumentale recante l’anno di fondazione della città di Terni e l’altare di Nettuno.

Sono presenti basi di statue dedicate a personaggi politici oppure che hanno rivestito un ruolo importante per la città come Aulo Pompeo il quale si era adoperato per salvare Interamna Nahars dalle confische di terreni dopo la guerra tra Antonio ed Ottaviano.

Nelle epigrafi si possono leggere non solo le varie cariche pubbliche che governavano la città, il curator civitatis, il correttore (governatore) della Tuscia, il quattuorviro, il tribuno militare, il quaestor, l’edile curiale, ma anche di opere pubbliche come il costo del pavimento di un tempio o la lastricatura di una via principale.
L’undicesima sala oltre a due statue acefale, a l’epigrafe del teatro e ad un bassorilievo con scene gladiatorie, presenta una vetrina con materiale fittile di recente acquisizione proveniente dalla piazza che deve essere stato l’antico foro cittadino.

A sostegno di tale ipotesi anche il ritrovamento di una struttura absidale durante i lavori di realizzazione di un parcheggio nel 2000.
Anche la dodicesima ospita un vasto repertorio di ceramica romana rinvenuta nell’ex Palazzo Sanità, notevoli sono le anfore olearie e vinarie, le arule, le lucerne e le ceramiche da cucina, ma forse il pezzo più singolare è un coppa italo-megarese finemente decorata.

Nella tredicesima sala si è voluto mettere in risalto i culti e le figure sacerdotali come la base di statua dedicata a Tito Flavio Isidoro che rivestì molte cariche tra cui quella di sacerdote, oppure il rilievo con il mito di Mitra o la statuetta di divinità femminile con cornucopia.

Numerose epigrafi funerarie, cippi o arule riempiono la quattordicesima sala e consentono di leggere i nomi delle varie gens che hanno ricoperto ruoli importanti.

L’unico oggetto d’oro di epoca romana (quindicesima sala) è una reticella per capelli ritrovata a piazza Bruno Buozzi nel 2000, all’interno di una tomba. Si può inoltre vedere anche una fiala in vetro del IV secolo d.C., proveniente da una tomba alla cappuccina rinvenuta presso la Basilica di San Valentino.

Nelle ultime due sale (sedicesima e diciassettesima) sono conservati due sarcofagi di cui uno del IV secolo d.C., proveniente da San Valentino e recante sul fronte un bassorilievo a fregio continuo con scene del Vecchio e Nuovo Testamento; l’altro, di più piccole dimensioni, presenta sul fronte un corteo di piccoli putti.

In fondo al corridoio è sistemato un leone che ornava uno dei numerosi monumenti funerari collocati fuori del centro abitato e lungo le strade principali che entravano ad Interamna



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